Non sono la persona più indicata a parlare di loro. Non li conoscevo abbastanza. Non sarebbe giusto nei confronti di chi li conosceva veramente. Però io ho un segno dentro, una traccia indelebile, come un tatuaggio sottile, quasi invisibile. Che ogni tanto mi ricordo di avere. Me lo hanno fatto loro. E' per questo che gli devo qualcosa. Chiedo scusa ai loro veri amici, alle persone che gli hanno voluto bene ed a quelle che gli sono state vicine alla fine del viaggio. Non è degli uomini che parlo, ma di quello che hanno significato. Per me e credo anche per gli altri ragastas ed Muntchevel.
DARIO
Se penso a Dario ho solo dei flash veloci, come le sue comparizioni in paese. Non ho mai neanche saputo dove abitasse. Lui era un mito, non abitava.
Il primo ricordo che ho di lui è un suo tentativo di informazione sessuale con il quale voleva spiegarmi, disegnandola nella sabbia e simulando una copula con essa, che cosa fosse la passera. Io avevo circa 9-10 anni e lui un paio di più. Vantaggio che ha sempre mantenuto, anzi aumentato. Viaggiava forte, categoria superiore. Quella volta si è arreso solo quando, di fronte al suo ansimare nella finta copula, ho azzardato che avesse disegnato sulla sabbia le bombole di un sub.
Di lui mi ricordo anche quando (e come potrei dimenticarlo), al laghetto di Puianello, venne in mio soccorso, mentre quasi affogavo, per gettarmi una camera d'aria nera gonfiata a mò di salvagente. In realtà io ero già abbarbicato al salvagente di Daniele e non credo sarei affogato. Ma lui per anni, quando ci incontravamo al bar, continuò a chiedermi ad alta voce, perchè tutti lo sentissero: "A chi devi la vita?". Ovviamente rispondevo sempre: "A te!".
Lui amava queste cose. Voleva essere ammirato. E noi lo ammiravamo. Quando parlava pendevamo dalle sue labbra. Quando si degnava di aggregarsi a noi, ci sgomitavamo a vicenda ed eravamo orgogliosi di passare un pomeriggio col "Drago". E già. Lui era il Drago.
Ricordo le sue perfomance alla piscina di San Polo nelle calde estati degli anni settanta, ricordo il tuffo, sempre al laghetto di Puianello, che fece quel sabato pomeriggio dalla torre idrica. Noi eravamo il SERVIZIO D'ORDINE. Gli avevamo procurato anche una fascia tricolore, tipo sindaco, da indossare a dorso nudo. Quando è arrivato sulla torre se la è tolta e l'ha sollevata a braccia tese sulla testa. Il lago è esploso in tripudio. E lui si è tuffato. Fantastico. Ce lo siamo raccontato e riraccontato per anni.
Ricordo quando veniva al Tartaruga con indosso due ciabatte da donna, della madre credo. A fiori. In mezzo a tutti quei fichetti che si atteggiavano per un pezzetto di gnocca era un drago. Era un drago anche con le ciabatte a fiori. Ce l'aveva dentro. Non poteva evitarlo.
E quando passava in centro a Montecavolo con un intero albero, foglie e tutto il resto, trainato dal motorino ... non ho mai saputo da dove arrivasse, dove lo portasse e perchè. Ma che importanza aveva, era proprio il nonsense che lo circondava ad affascinarmi.
Sei stato un eroe della nostra adolescenza ma non ti abbiamo mai conosciuto. Volavi troppo alto. Credo che il Gallo abbia saputo afferrare la tua amicizia perchè anche lui aveva quella vena di follia che era indispensabile per starti vicino. Noi ci siamo sempre limitati ad ammirarti da lontano.
Poi il tempo e la vita ci hanno dispersi di qua e di la e ci siamo allontanati ancora di più. Il romanticismo s'è sciolto. Fino a due giorni fa. Fino a quando ho saputo.
Adesso sei partito.
Anche i draghi si spengono.
Non voglio sapere come hai affrontato quel momento. Tanto lo so. L'hai affrontato col tuo sorriso sardonico, quello che usavi per chiedermi "A chi devi la vita?".
A te Drago, a te.
Io non so se ti devo veramente la vita, però so che io e gli altri ragastas che ti seguivamo senza fiatare appena ci facevi un cenno, ti dobbiamo un intero stile di vita. Le più grandi cazzate della nostra adolescenza e sono state parecchie, quelle che ci hanno segnato dentro e che ci raccontiamo ancora quella volta all'anno in cui ci in contriamo, le abbiamo dedicate a te. E tu non l'hai mai saputo.
Pensando al Drago non posso non pensare ad un altro grande che è mancato ultimamente.
ITALO. Il più candido dei puri.

Italo con un incredibile 127 celeste e due occhialoni spessi che sembravano studiati apposta per farmi sorridere. Un pò come il naso rosso che si mettono i clown.
Rido ancora pensando a quella volta che ha accostato con l'auto davanti alla gelateria per salutarci dal finestrino e Dario si è gettato a pesce sulla capotta facendo un cristo sulla lamiera.
Italo. Ossessionato dal sesso. La sua voglia di figa era insuperabile ma la viveva con naturalezza e ne parlava come se stesse commentando una mano a spincio.
Una volta, di mattina, ha bussato alla porta di una prostituta in Via Compagnoni per farsi dare il resto delle 50.000 lire che le aveva dato la sera prima. La scopata sarebbe costata 30.000 lire ma lei non aveva il resto. Solo tu potevi dare soldi in più a una prostituta e fidarti del fatto che ti avrebbe dato il resto il giorno dopo. Ti ha inseguito giù per le scale con un coltello da cucina, offesa dal fatto che tu insinuassi che fosse una puttana.
Italo e l'amore per la musica. Amavi tutto, non avevi generi preferiti. Non ti sei mai vergognato di dire che amavi Battisti anche quando noi tutti parlavamo solo di rock inglese. Perchè conoscevi meglio di tutti noi i Genesis, i Deep Purple e i Pink Floyd ma non te ne vantavi e li tenevi di fianco a Mina con disinvoltura. Solo anni dopo l'ho imparato. E l'ho imparato da te. La bella musica non ha un genere. E' semplicemente bella musica e va ascoltata con passione.
Italo. Eri troppo puro per questo mondo di stronzi. La vita ti ha tirato dei colpi tremendi. Nessuno ti ha fatto sconti, mai. Ed alla fine hai ceduto, prima moralmente poi fisicamente.
Ed anche tu sei partito.
Sei là da qualche parte, col tuo 127 celeste e stai inveendo contro il Drago che sta sdraiato sulla tua capotta. Siete assieme, lo so.
Categorie superiori. Ineguagliabili. Nel loro essere Draghi e Salamandre. Uno all'opposto dell'altro.
Tanto uno era spavaldo quanto l'altro era timido.
Tanto uno era aitante fisicamente quanto l'altro era un disastro.
Tanto uno piaceva alle donne quanto l'altro non batteva chiodo.
Tanto uno era d'acciaio fuori quanto l'altro era umano dentro.
Tanto uno era drago quanto l'altro salamandra.
Non avevate niente in comune. Due esseri complementari esattamente opposti. Uniti sareste stati la perfezione. Adesso lo siete, uniti. Il Drago e la Salamandra. Animali improbabili, quasi mitologici. Indispensabili, entrambi. Per chi ha un'anima ed un cuore.
eric